FINANZIARE L'IMPRESA

Giubergia e Albertini, un matrimonio inatteso ma felice

Ugo Bertone
Giubergia e Albertini.......

Da sinistra Guido Giubergia, numero uno di Ersel, Alberto albertini, ceo di Banca Albertini

Giubergia: «Con Albertini la santa alleanza del private»

Guido Giubergia illustra la fusione, che verrà formalizzata nel corso del prossimo anno. Per vincere con la qualità dei servizi sui grandi competitor internazionali, insuperabili nei prodotti a basso costo

Il mestiere di gestore «Oggi è diventato molto più difficile». Lo sa bene Guido Giubergia, numero uno di Ersel, esponente della terza generazione di una delle dinastie più nobili nell’arte di maneggiare il denaro altrui. «Oggi è molto cresciuta la concorrenza. Una volta le reti di vendita servivano una clientela di fascia più bassa ed erano meno attrezzate. Non dico che fossimo monopolisti, ma quasi. Oggi, invece, sono temibilissimi competitor. Senza parlare dei grandi operatori internazionali con prodotti a bassissimo costo. Sì, è molto più complicato». Basta ascoltare questo figlio, anzi nipote d’arte, per capire però che la situazione, lungi dal preoccuparlo, lo diverte. Addirittura più delle corse in bici a cui, a malincuore, ha ormai rinunciato («ma la bici è ancora una presenza costante della mia vita», dice).Con questo spirito Ersel si avvicina al merger per un’altra sigla storica della finanza italiana, quella che capo alla famiglia Albertini, destinata a confluire sotto il marchio Ersel. «Le dimensioni sono molto diverse - spiega Giubergia – Si tratta di fatto di un’integrazione di Albertini in Ersel. E non aveva senso mantenere una pluralità di marchi. Alberto Albertini, ovviamente, entrerà a far parte del cda».

Come è nata l’operazione?

A prender l’iniziativa è stata Banque Syz, che da tempo aveva la maggioranza di Albertini-Syz. Si sono affidati ad un advisor, noi ci siamo presentati e abbiamo potuto contare sul sostegno di Albertini, che ha cercato di pilotare la trattativa perché fossimo noi i compratori, perché c’è senz’altro una maggior affinità rispetto ad altri operatori.   

Quando sarà attiva la fusione?

Stiamo procedendo rapidamente ad una vera e propria integrazione di sistemi e di persone. Nel corso del 2019 pensiamo di procedere alla fusione. Molto è legato alla tecnologia.

«Si sposano due culture: noi abbiamo una tradizione nella gestione dei fondi, loro sono storicamente più presenti come broker»

E agli investimenti in software?

Sì, sono importanti, ma non troppo. Nel nostro settore il vero investimento riguarda le persone. Nel nostro caso si sposano due culture. Noi abbiamo una grande tradizione nella gestione dei fondi, loro sono storicamente più presenti come broker. Ma sono molte di più le cose che ci uniscono di quelle che ci separano.

Quali sono oggi le vostre dimensioni?

Amministriamo circa 9 miliardi nel private banking, 5 nelle gestioni fiduciarie più 4,5 nella online Sim che fa sempre capo alla nostra banca, che, mi sento di dire, manterremo attiva per fare attività creditizia territoriale e le attività collaterali che a noi servono oltretutto per garantire i servizi ai clienti, oggi circa 7 mila, per lo più tra Torino e Milano, ma anche in Emilia e Veneto. E non manca il Mezzogiorno.

È la fisionomia di un private banking...

Di fatto sì, più alcune attività accessorie per noi molto importanti. Come le fiduciarie che a noi servono per attivare i servizi collaterali, i trust piuttosto che le eredità. Facciamo anche da family office per clienti molto importanti che non vogliono affidarsi ad un solo gestore. Il core business, naturalmente, restano le gestioni: in questo contesto il servizio tende a crescere d’importanza rispetto al prodotto.

Il core business, del resto, attraversa un momento delicato. O no?

Sì, perché ci sono normative, a partire dalla Mifid 2, che hanno complicato l’attività dal punto di vista dell’operatività e della trasparenza dei costi, che pure noi abbiamo sempre gestito con una certa efficienza. Ma credo che qualche operatore, che ha livelli di costi elevati, avrà grosse difficoltà con la clientela. è evidente che quando un cliente vede esposte tutte le voci di una gestione è portare a rinegoziare i termini a proprio vantaggio: il trend commissionale nel nostro settore non è certo in crescita, soprattutto in un momento in cui le performance non solo eccezionali per nessuno.

Visto anche l’andamento del mercato…

In questi anni abbiamo spostato la nostra attenzione sui mercati globali. La situazione italiana mi preoccupa di più come cittadino che come operatore. La situazione globale merita una qualche attenzione. Gli elementi di disturbo sono tanti, soprattutto ai livelli attuali delle quotazioni che in questi anni hanno corso tantissimo.

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