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Via Montenapoleone batte gli Champs Élysées

Un’analisi di Cushman & Wakefield certifica che la via regina del Quadrilatero milanese ha scalzato la via parigina, in una classifica che vede al comando la Quinta Strada

Inutile negarlo: che Milano abbia battuto Parigi nella classifica mondiale delle top location del lusso non ci lascia indifferenti. D’altra parte, la rivalità coi cugini d’Oltralpe ha radici antiche e, dal “Veni, vidi, vici” di Giulio Cesare in poi, non si è mai quietata. Questa volta a farci gongolare è il sorpasso certificato da Cushman & Wakefield, il brand leader nei servizi immobiliari (6 miliardi di dollari di fatturato e 45mila dipendenti sparsi in oltre 70 paesi) che quest’anno ha festaggiato il suo centenario dal Main Streets Across The World, la classifica delle vie commericali più lussuose del mondo stilata ogni anno (questa era la 29ma volta).

Ebbene, Via Montenapoleone, dove i canoni di locazione sono cresciuti del 12,5% su base annua raggiungendo quota 13.500 €/mq/anno, è salita al quarto posto della classifica (dal sesto), mentre Avenue des Champs Élysées a Parigi è scesa al quinto posto (dal terzo), con canoni di locazione pari a 13.255 €/mq/anno, invariati rispetto all’anno precedente. Poi, certo, non possiamo non scrivere che Upper 5th Avenue si conferma la via commerciale più costosa al mondo, con canoni medi di 28.262 €/mq/anno, mentre Causeway Bay a Hong Kong conserva il secondo posto nonostante un calo del 4,7% dei canoni medi a 25.673 €/mq/anno, e New Bond Street a Londra balza al terzo posto della classifica mondiale nel 2017, grazie a un incremento di oltre un terzo (in valuta locale) dei canoni di locazione rispetto allo scorso anno, toccando quota 16.200 €/mq/anno, ma è Montenapoleone versus Champs Élysées che ha attirato la nostra attenzione.

Tutta colpa (o merito?) dei cinesi: «Il danno maggiore per Parigi è stato il calo dell’affluenza dei cinesi» spiega Thomas Casolo, Head of Retail di Cushman & Wakefield Italia, 50 anni di cui 20 trascorsi nel team di Cushman & Wakefield, «i francesi contavano una proiezione di flussi turstici in arrivo dalla Cina che nel quinquiennio sarebbe aumentata esponenzialmente. Peccato che sia cambiato il sistema di acquisto sui brand del lusso e ora i cinesi abbiamo problemi a importarli, al rientro, tali da farli desistere dagli acquisti». Ora li fanno a casa loro: Wangfujing a Pechino ha raggiunto l’11° posto nella classifica mondiale e il mercato retail online della città ormai costituisce circa il 18% del totale.

Quanto a Milano, per Casolo «effettivamente si è distanziata dal resto delle città italiane avvincinandosi a quella che è la realtà di una capitale europea. Anche l’arrivo di un sindaco con cultura manageriale ha contribuito al salto di qualità: la città è più pulita, più verde, più interessante e più trasparnte dal punto vista degli investitori e dei retailer. Ogni anno c’è stato qualcosa di innovativo: da piazza Gae Aulenti a City Life, ora piazza Cordusio, o il progetto Apple in piazza Liberty. La città che sta offrendo ottime opportunità sia nel settore commerciale che in quello immobiliare. E c’è molto interesse da parte degli investitori anche su operazioni con rendimenti molto bassi: è un forte segnale che Milano viene considerata una città senza incognite che possano creare allarmismi».

Vi starete chiedendo: “Ma via Condotti?” Per trovarla, bisogna guardare la classifica europea: dopo New Bond Street c’è via Montenapoleone, seguita dagli Champs Élysées, poi via Condotti in 4a posizione con 11.500 €/mq/anno, Bahnhofstrasse a Zurigo, Calle San Moisè a Venezia in 6a posizione con 6.000 €/mq/anno, La Croisette di Cannes e via Roma a Firenze in 8a posizione con 5.800 €/mq/anno. L’avete notato? Nelle prime otto posizioni una main street su due è italiana.

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