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Vetrya, il luogo di lavoro che non si può abbandonare

Qui il tour virtuale del campus.

“Abbiamo una qualità della vita – continua Tomassini – superiore alla media: Orvieto ha una campagna meravigliosa ma è anche abbastanza vicino a Roma. Siamo in un ecosistema diverso dalle grandi città. Certo, all’inizio mancava la capacità di attrarre le risose umane, ma ora abbiamo creato un corporate campus che le attrae, utilizzando un modello di lavoro completamente diverso. Misuriamo la felicità dei dipendenti con zero ore di malattia e zero fuoriuscita. È vero che abbiamo una selezione molto ferrea in termini di assunzioni, ma i ragazzi vivono in un ambiente molto stimolante”.

Tomassini poi è tornato a parlare di innovazione. “L’Italia è piena di innovatori, basti pensare agli ultimi trent’anni: oggi ascoltiamo la musica MP3 perché un italiano se l’è inventata, noi oggi utilizziamo il PC perché un altro italiano (Federico Faggin) si è inventato il microchip; usiamo touch perché un altro italiano, Murari, si è inventato l’accelerometro 3D. Il problema è che per fare innovazione e poi portarla a tutti serve un ecosistema che ancora è carente. È venuto il momento di costruire una via italiana al digitale, senza imitare cose fatte in altri luoghi o in altri contesti. Non si tratta di un banale campanilismo o nostalgia del passato (Olivetti per esempio)”.

Vetrya è quotata in borsa e sta portando risultati in costante crescita: il 2016 si è chiuso con un fatturato di poco inferiore ai 60 milioni di euro, mentre il primo semestre 2017 ha mostrato EBITDA e ricavi in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Stiamo procedendo – ha spiegato Tomassini – in modo importante sul processo di internazionalizzazione: siamo in USA, Sud-Est Asiatico, in Brasile e a brevissimo saremo presenti in tutta quella che è la penisola iberica (Vetrya Iberic) che sarà la nuova società che avrà sede a Madrid. La nostra ricetta è fatta di tantissima internazionalizzazione, cloud computing, piattaforme digitali plug and play con una priorità a paesi che hanno una crescita rilevante”.

Infine, uno sguardo al futuro e alle prospettive tecnologiche con cui dovremo fare i conti. Secondo il fondatore di Vetrya non siamo che all’inizio di questa nuova era. L’importante, però, è non farsi prendere dal panico: “Io – ha concluso Tomassini – sono dalla parte di coloro che dicono che ci saranno nuovi posti di lavoro. È evidente che c’è una generazione che dev’essere riaggiornata più che riconvertita, però credo che riusciremo ad evitare quello che fu l’automazione degli anni ’80 e ’90 delle fabbriche, cioè arriva il robot che vernicia direttamente e vanno a casa due o tre operai”.

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