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Venture Capital, nel 2016 investimenti su del 19%

Presentato il rapporto di ricerca Venture Capital Monitor – VeM sulle operazioni di venture capital in Italia nel 2016, realizzato dall’Università LIUC in collaborazione con AIFI e Eos Investment Management.

 

Il 2016 si è chiuso con una crescita dei nuovi in investimenti in seed (investimento nella primissima fase di sperimentazione dell’idea di impresa) e startup (investimento per l’avvio dell’attività imprenditoriale), con 92 progetti realizzati: +19% rispetto al 2015 (erano 77) se si includono anche le operazioni realizzate dai business angels, il numero delle società sale a 129, +10% rispetto al 2015.

 

Il numero degli investitori attivi, cioè coloro che hanno fatto almeno un’operazione durante l’anno si attesta a 82 (a cui si aggiunge la categoria dei business angel), +71% rispetto al 2015; il numero degli investimenti è stato pari a 205 (erano 126 nel 2015).

 

L’investimento complessivo è di 181,4 milioni di euro. Per quanto riguarda le operazioni di seed capital, l’investimento medio è di 0,95 milioni di euro per l’acquisizione di quote del 19%. Nelle operazioni di startup, l’ammontare medio, per il 2016, è stato di 2,7 milioni di euro per rilevare una quota media di partecipazione pari al 21%. La Lombardia è la regione più attiva, coprendo il 33% del mercato.

 

Dal punto di vista settoriale, l’ictus monopolizza l’interesse degli investitori di venture capital che cresce negli investimenti raggiungendo una quota del 37%. In aumento l’healthcare, che copre il 16% degli investimenti, e il terziario avanzato, con il 13%. Da notare, infine, come aumentano ancora le operazioni in sindacato, ovvero quelle operazioni condotte in “tandem” da più soggetti, che raggiungono il 70% del totale.

 

“Il Venture capital – ha dichiarato Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI – sta prendendo una direzione importante anche in italia: siamo il paese che ha buona ricerca tecnologica, spirito imprenditoriale e risparmio. peccato che queste tre condizioni ancora non si guardino tra loro. I recenti governi hanno preso una direzione diversa, a partire da quello di Mario Monti, creando agevolazioni fiscali che ci hanno permesso di essere il secondo paese per convenienza quando si tratta di finanziare una startup. La Cassa Depositi e Prestiti, tramite Fondo Italiano d’Investimento, ha avviato procedure per agevolare le figure di Venture capital. Oggi abbiamo oltre 50 incubatori d’impresa. Questo perché l’innovazione non avviene più motu proprio nelle grandi aziende, ma prende vita da chi ha non è vincolato a un business esistente”.

 

“Il 2016 – ha commentato Anna Gervasoni, direttore generale AIFI – conferma il tasso di crescita del comparto del venture capital italiano. Dobbiamo però porci obiettivi più alti e lavorare per la crescita degli operatori e lo sviluppo di un ecosistema più incisivo dando un peso maggiore alle Università e ai centri di ricerca che sono e possono essere ancora di più traino della ricerca e dell’innovazione così come accade nei contesti più virtuosi”.

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