Editoriali

Un’informazione che aiuti a lavorare

Il direttore, Sergio Luciano

«Complimenti!», ti dicono, ma con quel tono che induce a chiedersi se apprezzino davvero o se invece considerino un po’ folle quello che fai, come a dire: «Un nuovo giornale in edicola di questi tempi? Bel coraggio!».

Be’,  il coraggio aiuta – chiunque faccia impresa lo sa – a lanciare un nuovo prodotto, di qualunque genere. Ma occorre anche il calcolo delle probabilità. Col quale abbiamo messo a fuoco una certezza: c’è bisogno di un’informazione seria e autentica, che riesca a spiegare le continue novità intervenute, soprattutto dalla crisi in poi, a cambiare fin dalle radici il mondo del lavoro e dell’impresa, i consumi, le relazioni economiche, tutto l’“ecosistema” in cui viviamo. Un mondo rivoluzionato dalla Rete, dall’intelligenza artificiale, dalla globalizzazione, dal tramonto degli schemi logici tradizionali e di molte delle vecchie regole, magari imperfette ma note, ed oggi invece semplicemente saltate, senza sostituzione. C’è spazio di business per un’informazione che aiuti a fare business, a trovare lavoro, a raggiungere o mantenere o migliorare il proprio sacrosanto livello di benessere. Un’informazione utile.

La password con cui il nuovo Economy vuole entrare negli interessi costanti di chi da oggi lo legge è: utilità. Un giornale che serva a capire e a usare i tempi nuovi.

Modelli, opportunità, soluzioni: per orientarsi nel “nuovo” c’è bisogno di questo, e queste sono le nostre promesse ai lettori. Che si abbiano vent’anni (beati loro) e si debba capire cosa studiare, che se ne abbiano sessanta e si viva invece l’ansia di non sapere come rinnovare la propria attività per i prossimi dieci, bisogna comunque orientarsi nel nuovo. Scremando dal sovraccarico di informazioni che ci travolge ogni giorno quelle che davvero meritano e “restano”; individuando i modelli da imitare; cogliendo e segnalando le opportunità; riconoscendo i problemi e proponendo soluzioni. Rilanciare il giornalismo “di servizio” è un modo in più per arginare la “post-verità” e superare l‘intrattenimento fine a se stesso dei social. Tutto il rispetto, e anche un po’ d’invidia per i numeri, ma c’è vita oltre la fuffa.

Nel progettare il nuovo Economy ci siamo proposti insomma di realizzare uno strumento di lavoro. Che sia, però – naturalmente – anche gradevole a leggersi. E quindi largo alla narrazione piacevole, ai testimonial credibili, alle storie che comunicano da sole.

Riportiamo Economy in edicola – grazie alla fiducia che la Mondadori ha dato a un gruppo di professionisti disposti a rischiare un po’, concendoci in licenza il marchio – con un mix rinnovato tra edizione cartacea, mensile, e piattaforma web, aggiornata quotidianamente, con dati e documenti collegati alla rivista, a corredo e integrazione reciproca. Le novità si auto-racconteranno, speriamo, pagina per pagina. Ma una segnalazione è doverosa: se Economy rinasce lo si deve anche a un gruppo di persone e di istituzioni che hanno scommesso con noi. I nostri collaboratori, naturalmente, ma anche le nostre partnership editoriali e il nostro comitato scientifico: il colophon del giornale, già prestigioso – e destinato, speriamo, a qualificarsi ancora di più – presenta alcuni nomi cui va tutta la nostra riconoscenza.

E’ grazie a loro che Economy ha trovato il coraggio di lanciarsi in questa rinascita. E un grazie speciale a Giorgio Mulè, senza il cui ok non saremmo nemmeno partiti.

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