Trasporti e Logistica

Tirrenia, sindacati in allerta. E continuano i guasti

Non sembra voler finire il momento nero della compagnia del gruppo Onorato. I sindacati sono sul piede di guerra, mentre i traghetti continuano ad accusare problemi

“Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio se non può più dare cattivo esempio”, cantava De Andrè. Ma, secondo i sindacati aziendali amministrativi della sede centrale della Tirrenia – l’ex compagnia statale di traghetti rocambolescamente privatizzata con rateazioni a lungo termine concordate con l’acquirente Moby, gli esempi veramente cattivi, dalla Tirrenia, dovrebbero ancora arrivare. Per questo hanno scritto ai loro segretari regionali chiedendogli di intervenire sulle segreterie nazionali: per aprire un confronto sul piano industriale e le prospettive aziendali.

A quanto scrivono in una lettera aperta, “l’azienda ha subìto uno svuotamento progressivo di funzioni strategiche e decisionali che ne hanno di fatto compromesso l’autonomia, creando premesse per fusioni, paventate a scadenza del rapporto di convenzione con lo Stato. Ci sono voci sempre più insistenti circa 1’eventuale trasferimento di funzioni operative con la costituzione sul territorio di Livorno uffici paralleli. Tale realizzazione prevederebbe, secondo tali voci, il trasferimento di lavoratori. Inoltre le notizie stampa circa l’indebitamento del gruppo, la possibile vendita di quattro navi, di cui tre Tirren ia (Janas, Bithia e Athara) finalizzata a fare cassa, aggravano i timori di un progressivo smantellamento dell’azienda, con pesanti ricadute occupazionali”.

L’appello sindacale capita peraltro a valle di una singolare serie negativa di incidenti occorsi alle navi Tirrenia, fortunatamente senza conseguenze umane: da due avarie della Janas, che proprio la capitaneria di Livorno ha chiesto di mandare in riparazione sostituendola con la Aki, per un doppio guasto al circuito idraulico dell’asse sinistro dell’elica; ad una collisione in porto della stessa Janas, costretta a fare una manovra improvvisa e a tornare in porto. C’è anche stato un principio di incendio sulla nave Sharden della Tirrenia, in navigazione da Genova a Porto Torres: e, più grave di tutti, un portellone che si è rotto durante la navigazione e non è stato possibile riparare, con la Moby Otta che ha continuato a navigare nonostante una passerella da 25 tonnellate agganciata in modo a dir poco precario tra Genova e Porto Torres, finchè la polizia giudiziaria della Capitaneria di Porto non ha sequestrato il portellone difettoso.

Non a caso, Alessandra Zedda, vicecapogruppo, e Pietro Pittalis, capogruppo di Forza Italia, in Consiglio Regionale della Sardegna hanno lanciato pochi giorni fa un appello intitolato: “Navi sarde vecchie, sporche e insicure: basta con i traghetti-carretta” per denunciare che “Il trasporto marittimo da e per la Sardegna è oramai ridotto a un livello davvero preoccupante, a tratti privo degli standard minimi”.

“Non si possono più prendere in giro ma soprattutto non si può più accettare di far viaggiare i sardi, ma anche coloro che arrivano dal resto del mondo con un alto rischio di pericolosità. Bisogna assolutamente intervenire sia sulle condizioni di stato dei mezzi di trasporto che sulle tariffe oramai alle stelle. Non vorremmo che tale condizione possa generare incidenti che, farebbero addirittura pensare al peggio”. I due forzisti hanno chiesto un immediato intervento della Regione al fine di garantire un trasporto con costi convenienti e servizi di qualità, soprattutto in sicurezza.

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