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Pir, Lambiase (IR Top): 3,3 miliardi in 5 anni sull’Aim

Anna Lambiase, amministratore delegato di Ir Top, leader in italia nella consulenza specialistica di Investor Relations, Capital Markets (Quotazione in Borsa, Corporate Finance, valutazione d’azienda) per società quotate e PMI private, racconta il futuro dei Pir. Intervista di Riccardo Venturi

 

La sua stima iniziale di impatto dei Pir sull’Aim era di 1,25 miliardi di euro in 5 anni, ma era tarata sui 18 di impatto complessivo; secondo le stime più recenti ci saranno 70 mld in 5 anni, non 18… Quale potrebbe essere dunque l’impatto?

La prima stima dell’Osservatorio IR Top ha individuato in 1,25 miliardi di euro il potenziale impatto generato dai PIR nell’arco di 5 anni su AIM Italia. I risultati effettivi della raccolta dei capitali proveniente dai PIR, con oltre 1,5 miliardi di euro nei primi 3 mesi dell’anno, hanno superato le attese del Ministero dell’Economia che, a fronte del successo di questa nuova forma di risparmio fiscalmente incentivato, ha rivisto al rialzo la stima portandola ufficialmente a 10 miliardi di euro per l’intero 2017. Secondo la segreteria tecnica del MEF, questo livello di raccolta si dovrebbe ripetere di anno in anno. Proiettando la nuova stima del Governo nei 5 anni e considerando un apporto di risorse cumulato pari a 50 miliardi di euro e utilizzando la stessa metodologia che ipotizza che 2/3 delle risorse confluiscano nell’azionario e di queste, in particolare, il 30% venga investito su titoli non appartenenti all’indice FTSE MIB, possiamo ipotizzare un impatto su AIM Italia pari a 3,3 miliardi di euro tra il 2017 e il 2022.

La nostra nuova stima, che abbiamo aggiornato alla luce delle aggiornate previsioni del Governo rappresenta un impatto auspicabile su AIM, il mercato per eccellenza delle PMI e deriva da una metodologia di calcolo che considera variabili di mercato statiche e dinamiche.

 

Se l’operazione Pir si rivelasse così importante, cosa deve fare una Pmi per beneficiare dei Pir? Quale percorso suggerire?

Con l’introduzione dei PIR le PMI italiane devono considerare la quotazione come via prioritaria per lo sviluppo d’impresa grazie anche alle prospettive di crescita derivanti dall’inclusione nei nuovi strumenti di risparmio a lungo termine. In uno scenario di bassi tassi di interesse come quello attuale, i fondi di investimento, tra i principali operatori attivi nella raccolta di risorse destinate ai Pir, puntano principalmente sulla componente azionaria, più performante rispetto al comparto obbligazionario. La maggior parte delle PMI non quotate, meno strutturate e trasparenti rispetto alle Small e Mid Cap, potrebbero non rientrare nel target dei Pir. Soltanto intraprendendo un percorso di IPO si possono incrementare le possibilità di essere oggetto di investimento: gli investitori ricercano aziende con una storia di solida e forte crescita, piani industriali credibili, leadership nel mercato, buona governance ed elevata trasparenza.

Per questo motivo è importante per le PMI intraprendere un percorso di quotazione su un mercato che possa valorizzarle e mettere in contatto con la comunità finanziaria. AIM Italia è il canale privilegiato per il finanziamento della crescita delle PMI e presenta elevate potenzialità in termini di visibilità sui mercati nazionali e internazionali. La quotazione su questo mercato rappresenta l’opportunità per far crescere le aziende e per supportare lo sviluppo di idee di business innovative attraverso l’accesso diretto al mercato dei capitali. AIM Italia accoglie imprese appartenenti a molteplici settori dell’economia nazionale con dimensioni di fatturato prevalentemente inferiori ai 10 milioni di euro e coniuga alte componenti di rischio e probabilità di performance elevate su singoli titoli.

Per queste ragioni, richiede una approfondita conoscenza delle caratteristiche del mercato, delle singole Equity Story nonché della loro evoluzione ed è prevalentemente adatto a investitori Istituzionali, Professionali e altre classi di operatori come family office, private bankers, fondi con orizzonte temporale di investimento di medio periodo.

In IR Top abbiamo creato la divisione IPO Advisory per favorire i processi di quotazione delle PMI, affiancandole nella verifica dei requisiti, nel processo di IPO e nel mantenimento dello status di quotata o nel passaggio al mercato principale. Supportiamo gli Investitori verso scelte consapevoli di investimento sulle Small Cap AIM anche in un’ottica di evoluzione dello strumento PIR, con l’obiettivo di stimolare la crescita della cultura finanziaria e industriale del Paese.

L’effetto dei PIR sul mercato è già visibile nelle performance azionarie e nel controvalore degli scambi: nei primi 4 mesi del 2017 il 67% delle società AIM ha registrato una performance positiva media pari al +35%, sovraperformando l’indice FTSE AIM, che si attesta al +16%. Inoltre il controvalore medio giornaliero passa da una media di 24.000 euro dell’intero 2016 a oltre 70.000 euro nel 2017. Il valore totale degli scambi è in crescita del +140% rispetto al valore degli scambi dell’intero anno 2016 (410 milioni di euro rispetto a 290 milioni).

 

Anche le aziende che partecipano al programma Elite non quotate possono emettere minibond. Secondo lei i minibond sono una strada che può portare anche ai Pir? In altre parole: ritiene (o ha informazioni in tal senso) che i gestori dei Pir investiranno anche in aziende di questo tipo?

L’obiettivo dei PIR è quello di canalizzare flussi finanziari verso le attività produttive delle PMI italiane per lo sviluppo economico del Paese. L’agevolazione fiscale consiste nell’esenzione da tassazione dei redditi, qualificabili come redditi di capitale o come redditi diversi di natura finanziaria derivanti dagli investimenti effettuati nel PIR (esenzione della tassa sui capital gain e dividendi incassati e dall’imposta su successioni e donazioni).

Per beneficiare dell’esenzione è necessario che l’investimento in PIR sia detenuto per almeno cinque anni. Le somme destinate al PIR devono essere investite per almeno il 70% in strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, quote di OICR, contratti derivati), anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese che svolgono attività diverse da quella immobiliare, fiscalmente residenti in Italia o in Stati membri dell’UE o in Stati aderenti con stabili organizzazione in Italia. Di questo 70%, almeno il 30% (ovvero il 21% del totale) deve essere relativo a in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. L’importo massimo dell’investimento non deve superare i 30.000 euro all’anno. Si può ipotizzare che l’emissione dei mini-bond possa essere favorita dall’opportunità dei PIR indirettamente: i mini-bond potrebbero essere oggetto di diversificazione per gli Organismi di Investimento Collettivo nel Risparmio.

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