Economia

La Cassazione estende la tutela penale anche alla diffusione di musica negli esercizi commerciali

La Cassazione, in sede penale, interviene sull’utilizzo di musica registrata in esercizi commerciali

 

Di Federico Unnia

 

Fino ad oggi nessuna sentenza aveva mai affermato la tutela penale per la sola diffusione in esercizi commerciali della musica registrata, ma si era limitata alla riproduzione (ovvero la copia dei file poi diffusi) Ora basta la semplice diffusione senza licenza per essere un reato. È quanto ha stabilito, con sentenza depositata il 12 luglio scorso, la terza sezione penale della Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso promosso dal titolare di alcuni esercizi commerciali confermando che il reato si configura nell’ipotesi di diffusione al pubblico di musica registrata che non sia preceduta dall’acquisizione della licenza che ne autorizzi l’uso, sia rispetto ai titolari del diritto d’autore, sia rispetto ai titolari dei diritti connessi, accogliendo in toto le argomentazioni svolte da SCF, la società che gestisce la raccolta e la distribuzione dei compensi dovuti ad artisti e produttori discografici per l’utilizzo in pubblico di musica registrata.

 

Nel caso specifico l’imputato aveva provveduto al regolare pagamento dei diritti d’autore a SIAE, ma aveva rinviato per anni il pagamento dei diritti connessi a SCF, eseguendolo solo a seguito di un controllo ad opera della Guardia di Finanza. E questo nonostante l’esercente avesse stipulato un contratto con un music provider nel quale si esplicitava come i diritti connessi dovuti per l’attività di diffusione al pubblico restassero a carico dell’esercente stesso.

 

La Suprema Corte, confermando la decisione del giudice d’appello, ha ritenuto che la regolarizzazione avvenuta attraverso la stipulazione di un contratto di licenza con SCF successivamente al controllo della Guardia di Finanza non sia in grado di influire in alcun modo, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, rispetto ad una consumazione del reato ormai avvenuta. La decisione in esame ha inoltre sottolineato come l’eventuale errore sulla data entro cui procedere al pagamento sia del tutto irrilevante anche in ragione della sua evidente inescusabilità, considerati gli obblighi di informazione sulle disposizioni relative ad un determinato settore di attività economiche gravanti su un soggetto che le eserciti in maniera professionale.

 

La Cassazione ha inoltre ritenuto irrilevanti le fatture SIAE depositate dalla difesa dell’imputato al fine di dimostrare l’integrale pagamento a SIAE delle somme dovute a SCF (in forza di un ipotetico mandato all’incasso conferito da SCF a SIAE – che tuttavia non sussiste con riferimento agli esercizi commerciali), non recando la fattura emessa dalla SIAE alcuna specificazione sul punto, diversamente da quanto indicato nella fattura emessa, successivamente, da SCF.

 

Questa  decisione segna ancora una volta un punto a favore dei titolari dei diritti e di coloro che utilizzano la musica nell’ambito della legalità. “La decisione è molto rilevante perché diviene un precedente molto importante non solo per la musica diffusa in pubblici esercizi ma per l’effetto su radio e TV” spiega Enzo Mazza CEO di FIMI, federazione industria musicale e Presidente di SCF, organismo di gestione collettiva delle imprese discografiche

 

Il segmento dei diritti connessi è sempre più rilevante nell’economia della musica ma in Italia il grado di evasione resta ampiamente sopra il 50 %. Tra broadcaster che non pagano le licenze, locali che intrattengono il pubblico con musica di sottofondo senza autorizzazione ed eventi abusivi, le imprese discografiche e gli artisti hanno mancati introiti per almeno 40 milioni di euro, oltre al mancato gettito per l’erario. Pensiamo solo che a livello globale un Paese come la Francia rappresenta il 12 % di tutto l’incasso mondiale nel settore mentre l’Italia genera intorno al 3%.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Most Popular

To Top