Economia

Meeting, quella voglia di futuro che appassiona i giovani

Intervista ad alcuni giovani che sono stati impegnati allo stand di Economy durante il meeting di Rimini

 

Metti una settimana a Rimini, a vendere copie di Economy in uno stand del Meeting. E viene fuori che i Millennials – i ventenni di oggi – hanno voglia di lavorare e anche di parlare del loro lavoro futuro, capirne di più, appassionarsi. Di “muovere i loro passi coraggiosi” nel mondo del lavoro, senza farsi dissuadere dalle difficoltà, sia quelle vere che quelle – soprattutto – raccontate loro dagli altri.

 

Certo, il campione sfilato davanti allo stand di Economy al Meeting non può essere considerato rappresentativo di tutti i ventenni italiani: ma il pubblico del Meeting è pur sempre un pezzo vero e grande dell’Italia, carne e sangue e sogni e paure di una larga fetta del Paese che si distingue, alla fin fine, per un solo elemento, sia pur decisivo: non aver rinunciato a farsi e a fare domande sulla vita, spesso trovando risposte, ma a volte anche no.

 

“Questa esperienza lavorativa è stata bella e interessante perché a me piace interagire e interloquire con le persone e questa settimana ne ho avuto l’occasione”, dice Anna Sarti, classe 1999, una dei tre fratelli – con Giovanni e Nicola – che si sono alternati per dodici lunghe ore al giorno dietro il desk dello stand, a proporre a chi passava di comprare la rivista e a dialogare con chi chiedeva informazioni. Un giorno si è avvicinato un ragazzo sui vent’anni”, racconta Anna, “e mi ha chiesto se avessi letto la rivista. Io gli ho risposto sinceramente che avevo letto solo le prime pagine, quelle che riguardavano la mostra sul lavoro, e qualche articolo qua e là. Poi mi ha chiesto se mi era piaciuta e perché. Gliel’ho spiegato e da lì è nato un breve ma bel dialogo, abbiamo iniziato a parlare di cosa facciamo nella vita e poi ha comprato la rivista…”. Una vendita “intellettuale”, insomma. Con dentro un’empatia non banale.

 

La posizione dello stand era strategica: giusto all’uscita della mostra “Ognuno al suo lavoro – Domande a un mondo che cambia”, dov’è sfilata mezza Italia, compresi il premier Paolo Gentiloni e il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Non si poteva non notarlo, con la sfilza di copertine “alla Andy Warhol” che proponevano le ventisei facce dei giovani che hanno ideato e gestito la mostra. “Ho notato che ci sono state due categorie di acquirenti della nostra rivista”, continua Anna. “Ci sono stati quelli scontrosi, con cui provavo ad instaurare un dialogo ma era molto difficile poiché mi rispondevano male, avevano fretta di andarsene o non erano particolarmente interessati all’argomento, magari solo curiosi; e poi c’era una categoria di persone, erano di meno, con cui invece è stato possibile dialogare, che erano sinceramente interessati alla rivista e che erano incuriositi e interessati a me, che mi facevano domande mentre gli spiegavo il contenuto di Economy. Se devo essere sincera (e certo che sì, ndr) non mi aspettavo da parte di ragazzi ventenni un interesse a quello che aveva da dire una come me, molto più piccola di loro e… avevo paura di mettermi in ridicolo, cosa che non è accaduta”.

 

Ecco una bella dimostrazione di come il lavoro migliora l’autostima… E migliora l’umore, l’ottimismo, stando agli “appunti di viaggio” offertici da Giovanni, il fratello maggiore di Anna – tre anni più grande, già universitario, convinto studente di lettere – che era la guida naturale del terzetto dello stand: “Frequento il Meeting da diversi anni ma quest’anno ho avuto l’occasione di viverlo da una posizione privilegiata: lo stand di Economy si trovava infatti appena fuori dalla mostra Ognuno al suo lavoro, curata da Marco Saporiti e Giorgio Vittadini, una delle più visitate di questa edizione. Parlo di posizione privilegiata perché durante i turni di lavoro ho incontrato molte persone con le quali ci si trovava a dialogare brevemente ma sempre con intensità e vivacità. Davanti ai miei occhi sono passati ragazzi delle superiori, studenti universitari, madri e padri di famiglie, imprenditori, insegnanti, muratori, signore delle pulizie, tutti provenienti da ogni parte dell’Europa e del mondo. Questa è la prima cosa che ho notato, forse banale ma certamente vera: il lavoro è un’esigenza di tutti, è un tema con cui ognuno nella vita prima o poi si troverà a dover fare i conti. Inizialmente ci si scontrerà con il mondo ‘lavoro’ spinti essenzialmente da motivi economici ma, come ha raccontato durante un incontro Alessandra Vitez, responsabile dell’Ufficio Mostre del Meeting, il lavoro non coincide solo con retribuzione, è molto di più, è espressione di ciò che si è ed occasione per capire e trovare il nostro posto nel mondo”.

 

Una visione “olistica” del rapporto con il lavoro, che lo inquadra in un modo inclusivo e non antagonista, non accetta la dicotomia classica, di impostazione post-marxista, “noi siamo una cosa, il nostro lavoro è un’altra cosa”, ma sottolinea come il lavoro sia uno dei modi in cui l’individuo si realizza in quando tale.

 

“Legato alla mostra”, continua Giovanni, “era presente uno spazio nel quale due volte al giorno si svolgevano incontri sempre molto partecipati, con imprenditori, startupper, giovani neolaureati appena sbarcati sul pianeta lavoro e nei quali era sempre previsto un momento finale per fare domande. La parola chiave con la quale descriverei questi momenti è ‘curiosità’; tutte le domande cominciavano infatti sempre con un ‘come fate voi a..? come avete fatto voi a..?’ al quale seguiva sempre un ‘ma invece come posso fare io a..?’. Tutto ciò mi ha stupito perché siamo in un mondo che, attraverso social e giornali, tende a mettere in evidenza sempre gli aspetti negativi delle questioni, tende a raccontare di situazioni invivibili e tragiche, soprattutto sul tema del lavoro in Italia. Invece mi sono reso conto che ciò di cui la gente ha bisogno è vedere come nel 2017 sia ancora possibile realizzare i propri sogni anche in campo lavorativo, mi sono accorto di quanto faccia bene ad un giovane magari appena laureato guardare persone un gradino più avanti di loro e prenderne esempio. La strada chiaramente continuerà ad essere in salita ma questo non deve spaventarci, la fatica non può essere una scusante valida per dissuaderci dal fare dei tentativi. Lo ha testimoniato bene il giovane riminese Michelangelo Frisoni, intervistato proprio durante uno degli incontri. Michelangelo raccontava che il suo sogno fin da piccolo era stato quello di poter imparare a fare gli effetti speciali nei film ed ora dopo anni di studio e sacrifici ha realizzato il suo sogno in America: ‘Bisogna avere il coraggio di investire tempo, energie e unirle a un po’ di coraggio’, diceva. Questo è ciò che la gente passata nei pressi della mostra ha visto in questi giorni di Meeting: il mondo del lavoro attende solamente i nostri passi coraggiosi”.

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