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Il manager e il management di relazione

Di Susanna Messaggio

 

Quali sono le più grandi paure per un manager? Sicuramente, anche se spesso  inconsciamente, vive l’ansia da prestazione. Il “dover portare” sempre un risultato. Ma l’ansia può essere tenuta a bada se, come sostiene Daniel Goleman (forse il più grande scienziato del pensiero), il manager impara a sviluppare al meglio le proprie funzioni razionali e si dota di equilibrio dettato dall’autocontrollo, dalla perseveranza per ottenere dei risultati validi, di empatia, dell’ avere la capacità di essere generoso, avendo attenzione verso gli altri. In altre parole Goleman sostiene l’importanza di quello che viene definito il “cervello emotivo”.

 

Un buon manager deve avere empatia. Vedere le cose anche dal punto di vista degli altri. Deve fare squadra, non essere una “monade chiusa”, ma un sistema aperto agli altri sistemi. Deve riuscire ad interagire con ogni “categoria della sua azienda”, in modo da essere supportato in ogni settore. E ricordarsi, come ammoniva di fare Platone, che in ogni incontro umano – anche il più fugace, ad esempio al mattino presto mentre si va al lavoro – il nostro interlocutore avrà senz’altro i suoi problemi e i suoi crucci, che non abbiamo il diritto di ferire ma al contrario, sarebbe bello riuscissimo ad alleviare.

 

Inoltre il manager deve controllare altre sue possibili e ricorrenti paure: l’Eritrofobia, ossia la paura di arrossire in pubblico, perché svelerebbe una sua fragilità emotiva; la Misofobia, ossia la paura di essere contaminato attraverso il contatto di “corpi estranei” sporchi, o esseri umani non conosciuti, di cui darebbe fastidio anche il solo darsi la mano. Il che sarebbe un altro segno di debolezza: la stretta di mano sfuggente, pavida e “senza  personalità”; e ancora: l’Ecofobia, cioè la paura di rimanere da soli, perché il manager deve e può bastare a se stesso. Ma in fondo è meglio che si abiliti a richiedere la consulenza anche di altri, prima di prendere decisioni importanti. Riuscire a consultarsi, a volte, aiuta le dinamiche aziendali.

 

Si parla di management di relazione quando un/una manager è in grado di andare oltre le paure e gli aspetti che possono capitarle e di costruire una strada fatta di relazioni costruttive, tanto da incrociare (networking), nelle sue strategie, tutte le dinamiche che mettono in relazione persone che possono essersi utili e creare business.

 

E’ oggi un lavoro finemente psicologico, basato su quella rara dote che si chiama perspicacia, che viene spesso affidato, nelle aziende, al servizio di Pubbliche relazioni, ma che raramente viene spiegato fino in fondo. E’ una capacità che nasce anche da una predisposizione genetica che si può affinare con il tempo , valutando e sapendo “ pesare” le persone con cui si viene in contatto, affinché si possa percepire con l’esperienza se esse possano essere una risorsa o un impaccio per le proprie varie attività.

 

Il manager deve e può farsi le necessarie domande sulla propria predisposizione verso questo lavoro, per poi decidere se ha tutti gli strumenti per svolgere o se deve delegarlo e comunque nella consapevolezza che si possa sempre migliorare. Ammettendo con se stesso le proprie fragilità e capacità distintive.

 

Riconoscere i tratti deboli o forti del proprio carattere, aiuta nel mondo degli affari a fare centro. Un uomo che ha tante relazioni sociali, ha un patrimonio che ormai può essere una componente chiave del proprio lavoro se sfruttato con intelligenza. Sapere come partire, o trattare o valutare chi si ha davanti può catalogare il talento.

 

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