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Italiana Costruzioni, quant’è difficile il project financing in Italia

Nel frattempo nuove elezioni portano a un cambio di schieramento e all’insediamento del sindaco Federico Sboarina che – ironia della sorte – faceva parte della giunta Tosi. Il sindaco si oppone fermamente alla delibera del suo predecessore e blocca tutto. Il 13 settembre scorso, poi, i legali del Comune e del Comitato hanno ritirato la richiesta di sospensiva contro il provvedimento comunale di revocare di pubblico interesse il project financing di Italiana Costruzioni, chiedendo di analizzare la questione nel merito. I giudici a quel punto, come da tradizione, hanno rimandato la questione a data da destinarsi.

Attilio Navarra, dal canto suo, non ha mai voluto accaparrarsi pezzi di patrimonio architettonico italiano per il proprio tornaconto. Prova ne siano gli interventi che, negli ultimi tre lustri, hanno riguardato il colonnato di Piazza San Pietro, il Palazzo della Ragione a Verona, la sede di Propaganda Fide in Piazza di Spagna a Roma, la Chiesa delle Anime Sante all’Aquila, il Palazzo Ducale a Genova. Inoltre, esperimenti di project financing veri e propri – finora primo e unico caso in Italia applicato al restauro monumentale – sono stati portati a termine con successo alla Villa Reale di Monza che è stata data in gestione per 20 anni a Italiana Costruzioni.

L’azienda di Navarra, inoltre, ha brevettato un manuale d’uso del restauro sostenibile e sta promuovendo un ciclo di convegni in tutta Italia che vede il professor Moschini (presidente dell’Accademia San Luca di Roma) come direttore scientifico. Nonostante un curriculum di tutto rispetto, in Italia rimane quella cultura del sospetto – per carità, con qualche fondamento – che paralizza qualsiasi intervento privato nel comparto monumentale nostrano. Ma i soldi sono pochi e l’esigenza di rilanciare un settore strategico come il turismo imporrebbe maggiore cautela e maggiore propensione a una collaborazione tra pubblico e privato che, tutelando il patrimonio artistico, consenta una sua completa valorizzazione. È un modello che molti paesi europei e non hanno sperimentato con successo. Perché l’Italia non dovrebbe fare lo stesso?

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