Startup: l'Italia recupera terreno

Federico Unnia
Attilio Mazzilli

Il mondo delle start up in Italia sembra aver ingranato la marcia della ripresa, ovvero cresce spedito valorizzando le idee innovative che maturano anche da noi.

E’ quanto emerge dall’edizione 2017 del Report State of European Tech che conferma l'influenza crescente dell'Europa nell'ecosistema globale Tech. Si stima che l'Europa si prepari a ricevere quest’anno l’ammontare record di circa $19 miliardi in investimenti destinati al settore tech. Il report, predisposto da Atomico e Slush e co-sponsorizzato da Orrick e Silicon Valley Bank, è solo l’ultima dimostrazione della crescente influenza dell'Europa nell'ecosistema tech globale.
Il report definisce cinque tendenze chiave, basate sull’analisi dei dati condotta dalla società di venture capital Atomico, che dimostrano l'influenza crescente dell'industria tech europea.

Si tratta di un contesto sano costruito su solide fondamenta. Questo è un altro anno record per l'Europa, con oltre 19 miliardi di dollari investiti, rispetto ai 14,4 miliardi del 2016. È stato anche un anno record per i round superiori ai 50 milioni di dollari, che nel 2017 hanno superato i 50 in numero, rispetto ai 43 del 2015. Il dato interessante è che questo sta accadendo non solo nei mercati tradizionali come il Regno Unito e la Germania, ma anche nei Paesi Bassi, Spagna, Finlandia e Slovenia. Il “deep tech” continua a crescere in Europa. Nel 2017, l’Europa ha battuto il record dei $3,5 miliardi investiti in deep tech, con un aumento del 40% rispetto al 2016. L’Europa si posiziona, inoltre, nel cuore del fermento intorno al settore crypto/blockchain. In Europa si conta infatti sia il maggior numero di progetti legati al mondo blockchain che il più alto numero di utilizzatori del modello ICO per il crowdfunding, rispetto a qualsiasi altra area del mondo.

La regolamentazione sta emergendo come opportunità di vantaggio competitivo. C’è un largo consenso all’interno della community tech relativamente alla necessità di dare priorità a quei cambiamenti regolamentari utili ad incentivare lo sviluppo di settori come l’Intelligenza Artificiale, blockchain e veicoli a guida autonoma. L'Europa sta creando una commistione unica tra tech e settori tradizionali dell’economia. Nel 2017, 637 round di raccolta hanno visto coinvolti investimenti corporate, con un aumento del 600% rispetto al 2012. Attualmente, oltre il 20% degli investimenti di venture capital in Europa proviene da società tradizionali. Una 'Battle Royale' per talenti tech. I professionisti dell’high tech sono aumentati significativamente in tutto il continente fino a raggiungere i 5.5 milioni.

Il Regno Unito rimane la destinazione principale dei talenti tech che si spostano verso o all’interno dell’Europa stessa - ma sembra che stia perdendo quote in favore di altre destinazioni europee quali Germania e Francia.
Questa edizione dello “State of European Tech Report” conferma il ruolo centrale dell’Europa nell'ecosistema tecnologico globale" ha detto Chris Grew, partner di Londra del Technology Companies Group di Orrick. "Da un punto di vista legale possiamo osservare tre fenomeni principali: la fame di investimenti costante e significativa; la visione della Silicon Valley e degli Stati Uniti non solo in termini di exit ma come trampolino per lo sviluppo e gli investimenti; e il vantaggio competitivo potenzialmente offerto da una gestione sinergica del mercato europeo. Ci auguriamo che i regolatori europei ascoltino l’appello contenuto nel report ad agire proattivamente nella creazione di policy che favoriscano mercati innovativi come quello dei droni, dei veicoli a guida autonoma e delle cryptocurrencies” conclude.

Orrick si conferma leader nel settore tech, avendo prestato, nel 2017, consulenza nel maggior numero di operazioni di venture capital in Europa e di exit a livello globale rispetto a qualunque altro studio legale.

Cosa fa l’Italia per recuperare il gap da un punto di vista normativo?

“Già negli ultimi anni il Paese si è mosso con grande dinamicità introducendo una serie di agevolazioni in favore delle start-up innovative con grande attenzione anche ai diversi incentivi di natura fiscale destinati direttamente alle società, ai loro collaboratori oltre che agli investitori.

Di recente inoltre, con l’obiettivo di stimolare il mercato del venture capital, ha suscitato grande interesse la possibilità di stimolare il mercato del venture capital promuovendo investimenti in P.M.I. mediante P.I.R. (piani di risparmio a lungo termine). La Commissione Finanze della Camera a inizio novembre 2017 aveva approvato una risoluzione ai sensi della quale, per poter godere delle agevolazioni, almeno il 3% degli asset dei P.I.R. doveva essere destinati ai venture capital che investono prevalentemente in start up e P.M.I. innovative. Sfortunatamente la proposta è stata poi stralciata dalla manovra di bilancio per il 2018, ma come “operatori” auspichiamo che la norma torni sul tavolo quest’anno” spiega Attilio Mazzilli, partner di Orrick e membro del focus team Technology della firm.

Quali sono i nuovi strumenti di finanziamento per le start up (es. prestito convertibile e aumento di capitale)?

Nella prassi si tende ad utilizzare con frequenza il prestito obbligazionario convertibile, che offre la possibilità all’investitore di convertire il prestito a sconto rispetto alla valorizzazione del round successivo; normalmente i valori di sconto si attestano intorno al 20-25%. Personalmente, in taluni casi suggerisco all’investitore, quando l’ipotesi in cui intenda farsi rimborsare il prestito debba considerarsi residuale, di effettuare l’investimento a titolo di “versamento in conto futuro aumento capitale”, il che consente alla target di poter imputare il capitale raccolto a titolo di equity e non di debito (compensando la predetta “rinuncia” con un ulteriore sconto percentuale sulla valutazione). In alcuni casi siamo riusciti a implementare anche nel mercato italiano lo strumento di investimento denominato S.A.F.E. (Simple Agreement for Future Equity), ideato dal nostro focus team Technology in Silicon Valley con uno dei principali incubatori US, Y Combinator. Il S.A.F.E. è un mezzo di investimento semplice, veloce, ideale nella sua funzione di “bridge to equity” per le start-up in fase seed, limitandosi a disciplinare in pochissime pagine le condizioni di conversione (eventi di conversione, sconto ed eventuale cap di conversion)” conclude. 

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