Economia

Fluid-o-tech, l’azienda che va a caccia di futuro

Il gruppo lombardo ha portato in dieci anni il peso dell’automotive sul fatturato dallo 0 al 30%. E ora continua a investire in brevetti: perché lo sguardo più importante è quello sul futuro

«Si fa scouting tecnologico, si collabora con centri di ricerca, università, altre aziende per intuire il futuro. Siamo un’azienda di medie dimensioni che compete nel mondo e per questo non ci è possibile limitarci a un prodotto e a un mercato tradizionale, fagocitato da produzioni a basso costo». È questa la ricetta messa a punto dalla Fluid-o-tech, un’azienda milanese che vive costantemente nel futuro. È giunta alla terza generazione, nata per creare le pompe per le macchine professionali da caffè: oggi realizza il 30% del suo fatturato attraverso l’automotive. Come? Investendo sempre in ricerca e sviluppo.

Nel 2006, la Fluid-o-tech brevetta una pompa per dosare ammoniaca e acqua: detto così, non sembra di grande utilità. Ma è il componente principale dei motori diesel di nuova generazione, gli Euro 6. Il fatturato complessivo è arrivato a 72 milioni ma, c’è da scommetterci, è destinato a salire. Perché il 7% dei ricavi è stato prontamente usato per R&D e perché l’export vale l’80% del fatturato.

I paesi con maggiore presenza sono Inghilterra, Giappone, Cina e Usa. Ogni anno l’azienda crea cinque nuovi prodotti, ed è titolare di 22 brevetti. E, per lanciarsi in sfide ancora più grandi, la Fliuid-o-tech è persino disposta a quotarsi in Borsa: «Ma solo – spiega l’amministratore delegato Diego Andreis – a fronte di un progetto industriale che lo dovesse giustificare».

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