Banche

FIRE, NPL e tutela del credito

«Il magma degli NPL – ha dichiarato Claudio Manetti, CEO di FIRE – ha assunto senza ombra di dubbio un certo dinamismo. Tanto la BCE, quanto la Banca d’Italia e il Governo sono riusciti, nell’articolazione dei vari interventi, a muovere il mercato. Rispetto al passato si notano due velocità diverse tra lo smaltimento dei grandi portafogli e la cessione dei medio-piccoli: in questo secondo caso, le aste hanno aumentato la loro frequenza, mentre i prezzi di cessione sono decisamente cresciuti. Le banche hanno compiuto uno sforzo apprezzabile, accrescendo il livello degli accantonamenti. Ciononostante, la strada del risanamento dei bilanci bancari è ancora molto lunga: in prospettiva, il vero problema potenziale saranno gli attuali unlikely to pay».

«Prometeia – ha continuato Manetti -, analizzando a giugno 2017 il campione dei dodici principali istituti, ha mostrato come il numero indice delle rettifiche sia cresciuto dal 2012 del 58%, mentre quello dei crediti deteriorati lordi solo del 22%: l’effetto complessivo misurato a livello di sistema  è una diminuzione dei crediti deteriorati netti, che le ultime rilevazioni UILCA posizionano a 105 miliardi rispetto ai 118 di fine 2016, a fronte però di 33,1 miliardi di cessioni»

E il futuro? «La recentissima emanazione – ha concluso il CEO di Fire – da parte della BCE dell’addendum alle Linee Guida NPL in materia di accantonamento prudenziale ha scatenato reazioni anche molto dure. Il principio che viene richiamato è però di assoluto buon senso. Il vero problema è come evitare un impatto significativo sul sistema bancario, che potrebbe a sua volta ribaltarsi sul sistema produttivo. Se accettiamo l’idea che coprire le future sofferenze secondo una regola che non lasci spazio alla soggettività (e quindi sia più garante dei meccanismi concorrenziali e consenta una maggiore trasparenza dei bilanci) sia giusta, dobbiamo chiederci se non sia giunto il momento di negoziare con l’Europa la costituzione di una Bad Bank nazionale sistemica e strutturale, sfruttando per altro l’apertura Ecofin dello scorso luglio. A ben pensarci, oggi questa soluzione avrebbe davvero un senso: favorirebbe la pulizia dei bilanci, avvierebbe un mercato secondario degli NPL, creerebbe una centralizzazione informativa di grande valore cui gli operatori del mercato potrebbero accedere in fase di acquisto (pensate come esempio ad un operatore della grande distribuzione che sbarca in Italia e ha necessità di capannoni sparsi sul territorio nazionale…). In qualche modo, si potrebbe trasformare la già esistente SGA per ampliarne il raggio d’azione. Lo stesso Governatore Visco, all’ultima Assemblea ABI, aveva sostenuto l’ipotesi bad bank laddove i prezzi di mercato si fossero avvicinati ai valori di libro degli asset: l’addendum BCE, le recenti norme sulle procedure esecutive e sul Patto Marciano, il disegno di legge dell’allora Premier Renzi sulle Banche Popolari sarebbero solidi pilastri e garanzie per il successo di un’iniziativa di questo tipo. In ossequio ad una visione di medio-lungo periodo».

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Most Popular

To Top