La drammatica vicenda di Sergio Bramini

Le esecuzioni immobiliari
Sono l'olio di ricino del III millennio

Un imprenditore che ha un credito enorme verso lo Stato si vede pignorata la casa che sarà svenduta

Redazione Web
tribunale

In queste settimane molti organi di informazione si sono occupati del caso di Sergio Bramini, imprenditore di Monza costretto al fallimento della sua azienda perché lo Stato non ha pagato le aziende di Bramini che facevano la raccolta rifiuti per i Comuni. A seguito di questi mancati pagamenti Bramini è precipitato nelle spire di una procedura fallimentare quantomeno discutibile e adesso viene privato, come centinaia di migliaia di altri impoveriti, della propria casa.

Una legislazione che favorisce soltanto gli speculatori sta abbattendo il valore degli immobili e quindi la ricchezza nazionale italiana: la casa di Bramini sarà venduta ad un prezzo che non supera il 25% del valore reale. Per rendersi conto della follia di tutta questa vicenda basta guardare qui.

Guardando e leggendo si può capire come funziona la grande maggioranza dei procedimenti fallimentari e delle esecuzioni immobiliari che colpiscono le famiglie impoverite, nella totale indifferenza di chi dovrebbe vigilare sulla legalità di questi procedimenti. Cosa rende questo caso diverso dagli altri e tale da essere colpito con una punizione umiliante? Bramini e la sua famiglia saranno sloggiato dalla loro casa, perché questa moderna versione dell’olio di ricino deve essere inflitta?

Bramini, e sul suo esempio molti altri, non si sono rassegnati a vedere svenduti i loro beni per un tozzo di pane o non si suicidano, come hanno fatto migliaia di imprenditori in Italia, impotenti contro questo esproprio degli impoveriti. Esproprio che va certamente a favorire chi acquisterà la casa della famiglia Bramini e potrà poi rivenderla con un guadagno di due o tre volte. Purtroppo gli esempi sono ormai sotto gli occhi di tutti. Ma questa odiosa speculazione non sarebbe possibile se gli speculatori non trovassero appoggio e consenso forza nel consociativismo di una parte degli strati professionali italiani.

Bramini ha presentato denunce penali contro la Banca e il curatore fallimentare, ma sono state archiviate dalla Procura di Milano perché ogni decisione del Curatore era stata approvata dal Giudice Fallimentare!

Se questa decisione non sarà ribaltata non si potrà mai capire (sostengono gli avvocati di Bramini) perché, mentre si potevano recuperare 3.800.000 euro derivanti da crediti certi nei confronti dello Stato, il curatore abbia transato a soltanto 438.000 euro, poi rimasti a disposizione dei creditori. E soprattutto perché nessuno risponderà dei numerosi sbagli individuati nella procedura.

Ma intanto i buchi economici da questi errori possono essere colmati dalla svendita della casa di famiglia di Bramini; quello straordinario groviglio (possibile soltanto in Italia) di speculatori sugli impoveriti e indifferenza degli strati professionali che dovrebbero tutelare l'interesse comune si prepara a chiedere il conto a Bramini. Tra le tante leggi contro gli indebitati che sono state fatte negli ultimi anni, una delle peggiori è quella che consente di sfrattare la famiglia dall'abitazione ancora prima della vendita della stessa: affidando l'abitazione ad un custode la stessa assume un valore maggiore nei tentativi di vendita.

Non ci soffermiamo sulla barbarie di questa decisione; notiamo soltanto che il custode, una volta cambiate le serrature della casa, ha la possibilità di liberarla mandando al macero e svendendo tutto quello che vi è dentro e quindi tutta la vita della famiglia. Questo provvedimento di sfratto della famiglia e di affidamento dell'immobile ad un custode è usato sempre più spesso per intimidire coloro che come Bramini non accettano passivamente la violenza. Con un procedimento che ricorda l'uso dell'olio di ricino contro gli oppositori del fascismo, ne viene fatto un uso selettivo.

Lo scopo principale dell’utilizzo dell'olio di ricino era quello di umiliare, di spezzare l’orgoglio e la volontà di resistere degli avversari. Gli oppositori del regime erano obbligati ad ingoiare grandi quantità di olio di ricino. L'olio ha un forte effetto lassativo, chi era costretto ad assumerlo doveva liberarsi, ma poiché la cintura dei pantaloni era stata legata con una corda, era costretto a tornare a casa in condizioni umilianti. L’utilizzo dell'olio di ricino come strumento di umiliazione degli avversari viene attribuita dagli storici anglosassoni a Gabriele D'Annunzio, che avrebbe iniziata ad impiegarlo come strumento di tortura e punizione, durante l'occupazione di Fiume. Oggi come allora, con strumenti diversi, ma sostanzialmente convergenti, si cerca di spezzare l’orgoglio ed il coraggio di chi resiste. Per questo è importante che Sergio Bramini il 16 aprile non sia sloggiato dalla sua casa.

Bramini sta difendendo la dignità di tutti gli imprenditori. I violenti ed improvvisi mutamenti del mercato mondiale rendono possibile che possa capitare a qualunque imprenditore quello che è successo a Bramini. Già duemila anni fa il poeta latino Orazio ci ammoniva “de te fabula narratur” di non far finta che i problemi di Bramini siano soltanto suoi, ci richiamava alla realtà. È importante che sulle esecuzioni immobiliari e sulla gestione dei fallimenti (soprattutto quelli in cui sono presenti immobili) chi costituirà il nuovo governo si impegni a formulare un nuovo Corpus di norme sulle esecuzioni immobiliari molto più attente all'equilibrio tra creditori e debitori e molto più attente a non deprimere il valore degli immobili e quindi della ricchezza nazionale.

Sarebbe poi utile che, nel mutato clima politico, intervenisse il prefetto di Monza, che ha come compito istituzionale la tutela dei diritti dei cittadini e quale autorità provinciale di pubblica sicurezza, assicura unità di indirizzo e coordinamento dei compiti e delle attività degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza; dispone della forza pubblica e delle altre forze eventualmente poste a sua disposizione e ne coordina le attività (art. 13 della L. 121/1981).

Bloccando lo sloggio di Bramini il prefetto di Monza adempirebbe alla sua funzione di equilibrio degli interessi della comunità, contemperando i diritti dei creditori con la difesa della dignità dei debitori. Padre Massimo Rastrelli ripete che “i debiti si onorano ma la dignità delle famiglie debitrici va tutelata”, mentre Papa Francesco attacca: “Vergogniamoci di aver perso la vergogna”.

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