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Dipendenti Amazon, si può dire: “Trattati peggio dei cani”

Mentre crescono (e per fortuna!) le tutele per gli amici a quattro zampe, Amazon inventa uno strumento che rende i dipendenti ancora più… al guinzaglio

Va incontro a una condanna penale chi mette al proprio cane un collare “antiabbaio”, dal quale vengono emanate scosse elettriche non appena l’animale abbaia. E’ la sentenza con cui la terza sezione penale della Cassazione ha confermato – pochi giorni fa – la condanna per maltrattamenti su animali (in base all’articolo 727 del codice penale) inflitta a un uomo dal Tribunale di Verona: l’imputato, condannato a pagare un’ammenda di 800 euro, aveva presentato ricorso alla Suprema Corte, sottolineando che non vi era prova che il collare provocasse sofferenze ai suoi cani (due setter) e che veniva loro messo solo in via «eccezionale e sorvegliata» per evitare che recassero disturbo ai vicini. (da La Stampa).

Dunque, diciamo la verità. Il bracciale elettronico che vibra e avvisa il dipendente del magazzino Amazon che sta dirigendo la mano verso il pacco sbagliato se non dà la scossa come a un cane, poco ci manca. A parte che magari la mano, quello, la starà muovendo per salutare un collega…

Comunque c’è di che restare allibiti difronte alla miopia – diciamo meglio: alla cecità – degli americani delle multinazionali quando ci si mettono. In Italia il braccialetto elettronico – ma non solo in Italia – si mette ai carcerati, quando si riesce. Ai cani, appunto, è proibito metterlo. Sui controlli a distanza c’è una giurisprudenza che riempirebbe la biblioteca di Alessandria e che da sempre – vivaddio – torto ai datori di lavoro. Ma come gli viene in mente di brevettare una cosa del genere, e poi – scappati i buoi – di non dire, molto semplicemente, “abbiamo sbagliato, ritiriamo il brevetto”? Boh…

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