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Comunicatori, guardatevi dai cani!

di Luca Settembrini

 

“Altro che intelligenza artificiale! La minaccia per presunte generazioni di professionisti “intellettuali” della comunicazione non sono certo algoritmi con la loro affascinante infallibilità. Più prosaicamente, sono i cani, animali a quattro zampe, gli amici dell’uomo (ma quale uomo, vien da chiedersi?) a costituire la vera minaccia”.

Chi mi fa questa inattesa confidenza è un noto frequentatore di agenzie di comunicazione, con un passato di grande spolvero in una primaria (ma oggi estinta) agenzia. La saggezza e il rispetto mi inducono a dar seguito alla sua esternazione.

“Scusami” gli chiedo, data la confidenza “ma cosa stai dicendo?”

“In effetti il nostro mondo è profondamente cambiato. Chi lavora oggi nella comunicazione vive come un pollo in batteria…. braccia e gambe tatuate stile muratore albanese, gli occhi fissi ad una tastiera, ripetitive e inespressive telefonate di recall, con orari da dipendente delle poste (o peggio, impiegato di banca),   concentrato solo sullo scandire impietoso dei secondi, per arrivare alle 13.00 dove in blocco ci si sposta alla mensa aziendale o al ristorante vicino…”

“Non esagerare adesso” sbotto. “Sei divorato dall’astio per gli effetti anagrafici legati alla tua età”.

“Non essere tu offensivo” chiosa l’ex pr ringhioso.

“Vuoi dirmi che è una professione divorata dalla routine e senza prospettive concrete?”

“Peggio, per anni abbiamo pensato di essere superiori agli odiati cugini dell’adv, per il solo principio che, a differenza loro, noi non pagavamo lo spazio dedicatoci” si ringalluzzisce. “Oggi produciamo chilometrici ed inutili report, che nessuno legge. Siamo convinti di avere un ruolo, di esercitare un’influenza basandoci solo sul nulla perché con nessuno siamo più fattivamente in contatto. Nella dimensione social tutti possono essere Einstein!”.

“Capisco che in questo scenario crepuscolare l’intelligenza artificiale getti sconforto….” chiedo

“Corretto. Tutti quindi ad inventarsi un ruolo, a darsi un senso, a confondere e confonderci con una neonata presunta scienza della predizione. Abbiamo finito per convincerci di avere ancora un senso, un ruolo in e per le aziende”.

“E invece il tarlo dell’intelligenza artificiale minava tutto?” chiedo.

“Esatto, quanto di quello che facciamo non può essere fatto meglio e più velocemente da un algoritmo? Io temo tutto. Abbiamo perduto il senso e il valore del parlare e gestire la relazione e convincere non solo a forza di blateranti slide ma per l’autorevolezza delle argomentazioni”.

“Quindi, stringendo, l’algoritmo si abbatterà sulle moltitudini di account con la  medesima cieca violenza di internet sui  dipendenti di banca…..” azzardo.

“Corretto, molti, in ed out si renderanno conto che perfino un call center in Albania è più efficace per le attività di recall…non parlo di progettualità, networking, standing consulenziale.

“Tratteggi un epilogo che mi ricorda le moltitudini al seguito di Spartaco fatte a pezzi e crocifisse dai legionari di Crasso….”

“Si. Ma in attesa che questo giusto destino si compia, ecco i cani” riattacca il Pr.

“Non capisco. Spiegati meglio!” urlo.

“Nel mellifluo tentativo di darsi un’immagine ed un’etica migliori, scellerato chi abbraccia la moda canina. Confondere animali ed uomini è stata sempre una scelta errata” tuona rinvigorito. “Non penso solo all’antichità a Nerone con il suo cavallo. Penso ai più vicini salotti francesi, dove i cani si mischiavano nelle relazioni affettive e non. Eppure tutti sanno come finirono animatori e frequentatori di detti salotti….”

Che significa?

“La scelta di portare negli spazi di pensiero animali deputati all’ambiente esterno denota due  tremende realtà….”

“Spiegati meglio!”

“Da chi non si guarda per definizione l’Uomo? Dal suo presunto migliore amico, il Cane. Ora, se escludi la deambulazione, sguardo e fedeltà sono oggi maggiori nel cane. Portarli in agenzia, far respirare loro l’aria e il senso di un lavoro ripetitivo, porterà alla vittoria delle 4 sulle 2 zampe!”

Un brivido mi corre lungo la schiena…..Un cane che si sostituisce al comunicatore. Già mi vedo legioni di pr e comunicatori portati al guinzaglio dai fedelissimi animali a far pipi e a consumare panino e caffè….Un ululato più chiaro e credibile di molti masterini e laureati in comunicazione…

Di colpo l’anziano pr mi congeda con una drammatica previsione.

“La cucina è stata una componente centrale dell’evoluzione del genere umano. E se hanno trovato il modo di scherzarci, mettendo quella Francese ai piedi di un topo di campagna, cosa credi non passano fare dei cani con banali comunicatori?”

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