Editoriali

Attenzione ai “falsi miti” su povertà e immigrazione

Cresce l’allarme per la ripresa della poliomelite: anche qui gli effetti della scellerata campagna contro le vaccinazioni si fanno sentire. Sempre alto l’allarme sulle meningiti batteriche

Occorre combattere gli effetti della campagna di disinformazione sull’effettivo pericolo delle infezioni dovute alla crescita dei flussi migratori da un lato e sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni che il calo della copertura vaccinale sta creando con riferimento alla poliomelite, infezione che nelle forme più acute porta alla paralisi. Solo ristabilendo una corretta lettura dei dati si comprenderà che ogni euro investito in attività di screening all’ingresso sul territorio europeo  permetterà un risparmio maggiore rispetto al costo della cura e prevenzione di un paziente infettato.

E’ questo il messaggio emerso oggi nel corso dell’affollatissimo incontro “Microbi e infezioni dei migranti e della povertà” tenutosi nell’ambito del Congresso Amcli in corso di svolgimento a Rimini.  Per gli oltre 180mila soggetti che sono entrati sul territorio italiano nel corso del 2017, le infezioni trasmissibili costituiscono infatti solo una piccola minoranza, ben distanti dalle infezioni respiratorie, traumi, e infezioni gastrointestinali. “Di queste infezioni, la quota più rilevante riguarda i casi di scabbia, seguiti dalle cosiddette infezioni neglette, soprattutto parassitarie che spesso albergano negli individui senza alcuna manifestazione esterna e trasmissibilità.

Evidente quindi come occorra attivare programmi di screening affinché siano identificate delle patologie infettive latenti, che possono riacutizzarsi in condizioni di vita disagiate ai fini di cura di queste persone.

Un fronte sul quale il nostro Paese rischia di vedersi nuovamente messo sotto osservazione è quello della diffusione del virus della poliomelite. Il nostro paese è stato richiamato per alcune inadempienze organizzative necessarie al fine di essere dichiarato polio free come previsto dai programmi dell’Oms. Tuttavia, se questi sono ritardi superabili, più preoccupante è la minaccia legata al calo della copertura vaccinale.  Secondo i dati recenti dell’ISS, siamo sotto la soglia del 95% per tutte le coperture vaccinali, per effetto della campagna portata avanti dai movimenti no vax.

Nel 1988 si contavano oltre 350mila casi di infezioni da Poliovirus nel mondo, mentre ad oggi, 2017, si contano solo 13 casi (Afganistan e Pakistan). Negli ultimi mesi si sono registrati in Siria 17 nuovi casi di paralisi flaccida di tipo 1. Se nel paese martoriato dalla guerra civile le conseguenze sono tipiche di una situazione di dissesto del sistema sanitario nazionale e di perdita delle elementari condizioni di igiene pubblica, il timore per il nostro Paese è dovuto alla diminuzione della protezione vaccinale e alla possibile circolazione del virus peraltro ad oggi non evidenziata.

Infine, sempre legato al tema delle migrazioni e alle condizioni di indigenza in cui molti si trovano nel nostro Paese, si attende a breve l’approvazione da parte del Ministero della Salute delle linee guida elaborate dalle associazioni più attive nell’assistenza ai migranti per lo screening di TBC, HIV, virus delle epatiti B e C e, infine, per le infezioni sessualmente trasmesse, raccomandate  anche dall’ECDC.

“E’ davvero fondamentale, a questo punto, che si realizzino le condizioni di una sempre più convinta collaborazione tra tutti gli specialisti – infettivologi, esperti di sanità pubblica – coinvolti nel monitoraggio, nello screening e nella diagnosi precoce della circolazione dei microbi negletti di infezioni neglette di persone neglette. Centrale è quindi anche il ruolo del Microbiologo” ha ricordato Claudio Farina, membro del Direttivo AMCLI e Direttore dell’UOC Microbiologia e Virologia, ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Passando invece al tema delle meningiti batteriche, discusse nel corso dell’incontro “La grande paura della meningite batterica”, che hanno causato solo in Italia nel 2016 circa 100 decessi, è emerso che nonostante la disponibilità dei vaccini ci sia ancora un’importante circolazione dello pneumococco (1462 casi in Italia nel 2016), meningococco (232 casi nel 2016) e Haemophilus influenzae (140 casi nel 2016). Tutte le fasce di età vengono colpite anche se per i primi due batteri con maggiore frequenza sono le persone adulte quelle maggiormente coinvolte ed invece per Haemophilus i bambini molto piccoli.

“Questo conferma l’importanza della vaccinazione da eseguire nei momenti appropriati, combattendo così la campagna  disinformativa da anni in corso anche nel nostro Paese” ha ribadito Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI e Direttore dell’Unità Operativa di Microbiologia dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Ovest milanese.  Nel 2016 l’incidenza delle meningiti  batteriche è stata pari allo 0,35 ogni mille abitanti, con un’incidenza di mortalità pari al 13% dei soggetti infetti; senza dimenticare che chi sopravvive può andare  incontro all’insorgenza delle sequele tardive con gravi disabilità.

L’ISS – Istituto Superiore di Sanità, rappresentato dalla d.ssa Paola Stefanelli, Responsabile del Piano di sorveglianza nazionale delle malattie invasive batteriche, ha ribadito nella sua relazione che tutti i casi con sospetta meningite batterica devono essere confermati con la diagnosi microbiologica. E’ quindi è importante che tutte le figure operanti nel settore collaborino in maniera appropriata.

Per quanto riguarda il meningococco, oltre alla identificazione del batterio nei campioni di liquidi cerebro spinale e sangue, deve essere seguita la genotipizzazione per individuare i diversi ceppi. Ad esempio in Toscana, nel 2015, la nota epidemia è stata causata da un particolare ceppo C che ha portato all’insorgenza di gravi forme invasive di sepsi e meningiti  con la morte di alcuni pazienti (di età tra i 29 e 29 anni)  in meno di 5 ore.  Infine, in Italia il ceppo W ha iniziato a diffondersi nel 2000 dopo il rientro di alcuni individui dal pellegrinaggio nei luoghi di culto della Mecca.

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